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ECCO PERCHÉ HO SCELTO ROSY BINDI
Sabato 01 Settembre 2007 02:00
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Ho scelto di appoggiare Rosy Bindi nella sua corsa alla segreteria del Partito Democratico perché sono convinto che per migliorare l’Italia oggi bisogna impegnarsi a cambiare la politica. Obiettivo certamente temerario ma che grazie al metodo delle “primarie” ritengo effettivamente raggiungibile.


Per di più, credo che farebbe un gran bene alla società italiana, ed in particolare alla riforma della politica, avere finalmente una donna “in gamba” al vertice del Partito Democratico. Siamo un paese che non valorizza ancora del tutto le donne, incapace quindi di valorizzare il patrimonio di competenze e sensibilità della sua maggioranza femminile. Quale occasione migliore, quindi, per dare un netto segno di cambiamento? Invece continuiamo ad assistere ad una contraddizione imbarazzante: il Partito Democratico ha stabilito che debbano essere donne la metà dei candidati e dei capolista alla sua assemblea costituente. Ma nel frattempo ci si accorda perché i futuri numero uno e due del PD restino maschi. E anche le donne di partito più in vista hanno plaudito al coraggio della Bindi ma poi si sono rimodulate al compromesso del potere maschile. Così il paradosso è che Rosy Bindi, dopo essere stata democristiana, si presenta adesso come la meno democristiana fra i candidati segretari del Partito Democratico, perché affronta a viso aperto il giudizio degli elettori senza preventive designazioni di vertice. Raccoglie i suoi sostenitori prescindendo dal volere delle “correnti organizzate” che come sempre aspirano a mantenere lo Status Quo all’ombra del candidato in apparenza più forte. Io non solo per un partito i cui i notabili appoggiano un leader per influenzarne le scelte, fiduciosi di piegarlo alle loro esigenze di sopravvivenza. Io non sono per un partito verticista. Sono invece per in partito in cui la base conti veramente. La fermezza con cui Rosy Bindi, donna notoriamente di fede cattolica, ha saputo fronteggiare gli attacchi venuti da una parte della gerarchia ecclesiale contro la sua legge sui Dico, testimonia un’ammirevole fermezza in materia di laicità dello Stato. Ed è proprio quel che ci vuole: politici capaci di sostenere posizioni scomode pagando anche dei prezzi personali. Mi piace inoltre la priorità che Rosy Bindi assegna da sempre ai temi della famiglia, della giustizia e della solidarietà sociale. Cercare di “sposare” forzatamente le posizioni della destra sul fisco, sulla flessibilità del lavoro, sugli immigrati, non procurerebbe nuovi consensi al Partito Democratico ma lo renderebbe culturalmente subalterno ai suoi avversari. Per i riformisti la modernizzazione della società e il sostegno alla crescita economica sono obiettivi fondamentali che si realizzano solo garantendo la coesione sociale, cioè la tutela dei poveri e la piena cittadinanza delle fasce più deboli della comunità. Rosy Bindi, con il suo carattere forte, potrebbe guidare un partito popolare di cui siano effettivamente protagonisti i cittadini. Rinviando a tempo debito il tema della successione a Romano Prodi. Tuttavia, oggi è molto più importante che milioni di elettori siano coinvolti in questo affascinante tentativo di riforma della politica che sperimenteremo a partire da domenica 14 ottobre.

Campobasso, 1° settembre 2007

Massimiliano Scarabeo