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Riordino delle autonomie locali: Alcune riflessioni sulle Comunità Montane
Mercoledì 12 Maggio 2010 08:43
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Consiglio Regionale del Molise – Ufficio di Presidenza

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Il Consigliere Segretario

La Legge finanziaria nazionale ha anticipato il disegno di riforma delle Autonomie Locali che dispone l’azzeramento dei finanziamenti ad alcuni Enti locali, trasferendo così alle Regioni, l’onere di sostenerne i costi. Tra  questi Enti figurano anche le Comunità Montane.
In definitiva è in atto, a livello nazionale, un loro ridimensionamento, causato dalla decisione, da parte del Governo centrale, di interrompere l’erogazione dei fondi necessari al loro mantenimento.

Ovviamente del problema è investita anche la nostra Regione che sarà costretta a sopportare gli oneri della gestione delle Comunità Montane, per importi che sfiorano i sette milioni di euro l’anno, come si può evincere dall’allegato quadro riepilogativo.

Un impegno finanziario importante da considerare, soprattutto perché rappresenta un pesante impegno finanziario a carico delle stesse Regioni, le quali,  da un lato hanno bisogno dei servizi che le Comunità Montane erogano per colmare i ritardi strutturali, dall’altro non hanno sufficienti risorse  per tenerle in vita.

Ragionando quindi su quanto sta accadendo e soprattutto su quanto potrà avvenire, emerge un dato incontrovertibile a cui far fronte: ristrutturarle semplicemente o riformarle?

Diciamocelo pure, messe all’angolo dall’atteggiamento poco responsabile del Governo centrale, alle regioni, non credo resti molto da dire, rimane, però il fatto che presto il Consiglio Regionale del Molise dovrà deliberare nuovamente sul futuro degli enti  montani e prima che il carrozzone prenda una strada sbagliata, è meglio individuare, concordemente la giusta direzione da prendere.

La prima Commissione Regionale permanente, affrontando la questione, ha visionato i dati di spesa delle strutture presenti in regione, i quali non fanno presagire nulla di buono se davvero non si corre ai ripari e si pensi a una seria ed efficace ristrutturazione ovvero a una vera e propria riforma delle Comunità Montane.

Dieci Comunità  Montane, centosette dipendenti totali tra cui  undici dirigenti e trenta funzionari di livello superiore e soprattutto una spesa annuale di  quasi cinque milioni e mezzo di Euro solo per i loro stipendi, ottocentomila Euro per i costi dei debiti fuori bilancio, oltre a  un milione e duecentomila euro di spese per mutui.

Una situazione delicata sotto il profilo occupazionale ma insostenibile, per la nostra regione,  sotto quello prettamente finanziario.

E’ ovvio quindi che il primo problema che va affrontato sia quello relativo alla ricollocazione dei lavoratori.

Un aiuto di grande rilevanza, potrebbe essere dato proprio dai Comuni che delle Comunità Montane sono i “soci di maggioranza”.

Ma ad essi, se è giusto chiedere un sacrificio di questo tipo , è altresì doveroso fornire più di una agevolazione per farvi fronte.

La proposta di sforare il patto di stabilità, in caso di posizione nei propri organici del personale delle Comunità Montane, attraverso una sorta di mobilità interna tra Enti oltre a incentivi di tipo economico, potrebbe rappresentare una strada percorribile per garantire, come è giusto che sia, un futuro lavorativo alle professionalità interessate.

Così come incentivi personali agli stessi lavoratori, propedeutici al prepensionamento per chi si trova nelle condizioni o alle dimissioni volontarie per chi lo ritiene opportuno, potrebbero rappresentare un ulteriore contributo per la soluzione del problema.

Altro discorso potrebbe essere quello di rilanciare un progetto istituzionale innovativo che valorizzi l’Unione dei Comuni per ambiti omogenei, valutando o no il mantenimento di Comunità Montane in Molise soltanto per quelle aree che hanno specifiche caratteristiche o, come si evince dagli stessi dati precedentemente analizzati, sono state, per così dire, più “virtuose” rispetto ad altre.

Anche se, come da più  parti dichiarato e ampiamente condiviso, i diritti dei dipendenti dovranno essere salvaguardati, a prescindere dalle scelte che si andranno a fare sul futuro  delle stesse  Comunità Montane.

Così come per esse, dovrà essere affrontato e chiarito il tema relativo alla loro sostituzione (dall’Unione dei Comuni ?), in quei territori, dove attualmente svolgono i  propri compiti istituzionali.

Personalmente ritengo giusto, oltre che doveroso, riuscire a dipanare questa matassa il più presto possibile, una rimodulazione degli stessi Enti montani potrebbe già dare qualche risposta positiva, atteso che una ridefinizione degli ambiti territoriali porterebbe ad una conseguente ottimizzazione delle spese, soprattutto per quelle voci come il personale dipendente che rappresentano la quasi totalità dei costi iscritti a bilancio.

Per questo sono d’accordo su un piano di riforma, diretto a cogliere le opportunità che questo nuovo scenario offre alla nostra Regione: attuare un disegno riformatore e di razionalizzazione complessiva per offrire maggiore efficienza e migliori servizi.

Venafro, 12 Maggio 2010

Massimiliano Scarabeo