La legge sugli accreditamenti era di fondamentale importanza. Ora, però, la Regione deve esercitare il giusto controllo sulle strutture accreditate.
Il riordino della sanità regionale passa anche attraverso il dover “normare”, con strumenti adeguati, un ambito capace di garantire l’erogazione di prestazioni efficaci e sicure, oltre al miglioramento continuo della qualità delle strutture sanitarie e socio-sanitarie, pubbliche e private, nel rispetto dei bisogni di salute provenienti dai cittadini. A tal fine la Regione si è dotata di una legge, in questo caso la n. 68, concernente le norme in materia di autorizzazione alla realizzazione di strutture e all’esercizio di attività sanitarie e socio-sanitarie, accreditamento istituzionale e accordi contrattuali delle strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private. Questa legge detta una serie di criteri che mirano sostanzialmente a creare i presupposti perché vi sia una vera integrazione tra i diversi ambiti del comparto. L’obiettivo è quello di creare le sinergie affinché i servizi erogati, sia dal pubblico che dal privato, ed i costi delle prestazioni effettuate mantengano il giusto equilibrio tra loro, garantendo da un lato l’efficacia terapeutica e dall’altra la sostenibilità economica per il Servizio Sanitario Regionale. La Regione, tra le altre cose, ha definito una serie di criteri riguardanti il fabbisogno complessivo di assistenza in ambito sanitario e socio-sanitario, in rapporto alla localizzazione territoriale delle strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private esistenti. Questo sforzo programmatico potrà dare i suoi frutti solo se la Regione espleterà al meglio alcuni compiti tra i quali anche il monitoraggio e la verifica periodica dei requisiti da parte dei diversi soggetti che nel frattempo abbiano acquisito “l’accreditamento”. Non si potrà infatti consentire alle strutture che intendono accreditarsi o che vogliono mantenere tale “status” di derogare a quelli che sono i protocolli per l’accreditamento. No, quindi, a quelle strutture sanitarie e socio-assistenziali che solo sulla carta dimostrano di avere il “know how” necessario ad accedere al sostegno finanziario della Regione. Le capacità organizzative ed il know how vanno dimostrate sul campo. Per questo la Regione dovrà espletare controlli periodici in tutte le strutture accreditate affinché siano dimostrate concretamente le ragioni per le quali gli accreditamenti sono stati concessi ed intendono essere riproposti nel tempo. Se ciò non dovesse accadere incapperemmo facilmente in gravi errori di valutazione che costerebbero molto caro al Molise sia in termini economici ma soprattutto della qualità dei servizi sanitari e socio-assistenziali da erogare.
Campobasso, 17 Giugno 2008
Massimiliano Scarabeo, Consigliere regionale
Del.icio.us
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