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L’olivo, da sempre una delle colture più rinomate della nostra regione, rappresenta per Venafro una delle massime espressioni per ciò che concerne sia l’agricoltura che le produzioni tipiche e di qualità. Da questa particolarissima pianta se ne trae quel nettare che, sin dai tempi dei Romani, era vanto dell’area venafrana, citata dai maggiori scrittori e cronisti di quel tempo. In tanti hanno scritto delle olive e dell’olio “liciniano”, termine, quest’ultimo, usato per sublimarne le qualità. In quel tempo Venafro, con i suoi olivi ed il suo olio, dettava le regole nel campo dell’olivicoltura, della trasformazione delle olive e della commercializzazione del prodotto. . L’olivo e l’olio, quindi, da secoli rappresentano un motivo di vanto dell’agricoltura venafrana. Un motivo di vanto che, però, nei secoli non è mai stato adeguatamente sfruttato, ne tanto meno protetto dalle insorgenze di quei fenomeni “non spontanei” che spesso ne hanno messo a repentaglio l’esistenza. Ultimi gli episodi dell’estate 2007 che hanno visto una consistente parte del territorio montano di Venafro andare distrutto a causa degli incendi dolosi che hanno interessato, devastandone una parte consistente, i Monti Corno e Santa Croce. Questi ultimi fatti, legati alla necessità di dare maggior risalto ad una delle produzioni più antiche e rinomate dell’agricoltura venafrana, fanno sì che il Parco diviene elemento startegico per salvaguardare l’olivo e l’olio venafrano, tutelando quanto è rimasto di quello straordinario patrimonio ambientale, culturale ed umano, riaffermando inoltre un’identità storica che pochissime comunità nel bacino del Mediterraneo possono vantare. Le finalità del Parco sono le seguenti: a) garantire e promuovere la conservazione e la riqualificazione dell'ambiente naturale, degli oliveti e del paesaggio; contribuire a fronteggiare le emergenze geologiche, le emergenze storico-archeologiche e quelle riguardanti i terrazzamenti pedemontani; b) salvaguardare il patrimonio genetico dell'Olivo di Venafro e le piante vetuste;
c) assicurare un uso corretto del territorio per scopi scientifici, didattici, culturali, sociali e ricreativi;
d) promuovere l'identità storica della coltivazione dell'Olivo di Venafro quale elemento caratterizzante e prioritario del Parco;
e) favorire e valorizzare l'olio prodotto nell'area in accordo con la Sala Panel operante nel territorio, con gli agricoltori in forma associata e singola, tramite disciplinari per la raccolta e la produzione.
Il problema degli incendi Senza una tutela del grande patrimonio naturalistico e produttivo del territorio in oggetto, non si contrasta adeguatamente l'attività dei piromani. Nell'estate del 2007, caratterizzata da scarse precipitazioni e alte temperature, individui senza scrupoli hanno distrutto, con incendi dolosi, un grande patrimonio di olivi. L'istituzione del Parco dell'Olivo di Venafro, permetterà di contrastare l'attività dei piromani, attraverso il controllo del territorio. Guarda il video amatoriale, reperito su Youtube, degli incendi dello scorso anno, cliccando sulla tab "Video". Monte Santa Croce La montagna alle cui falde si adagia Venafro, su uno dei suoi coni detritici, è chiamata Santa Croce. Altra denominazione è quella di Monte Cerino, derivata probabilmente da Hercule Curinus, il cui culto era importante tra i Sanniti. La sagoma irrequieta di questa montagna sembra riprodurre, per chi giunge a Venafro da oriente, lo stesso profilo della città, stante la rocca della croce per il Castello e la Torricella per i campanili del centro storico. S. Croce è ricca di emergenze storiche, naturalistiche e geologiche.
Fonte: Comune di Venafro Economie esterne Uno dei punti di forza del Parco, è quello di estendersi, nel lato sud dei suoi confini, in adiacenza alla parte storica della città di Venafro. Questo fatto offre la possibilità di sfruttare economie esterne, legate ai grandi contenuti storici e culturali di Venafro, dando la possibilità ai visitatori del Parco, di usufruire di queste offerte culturali e turistiche Una volta visitato il Parco, è, infatti, agevole poi andare a scoprire e visitare la parte storica della città, con due importanti momumenti, quali la Cattedrale e il Teatro Romano, che sono posizionati in adiacenza ai confini del Parco stesso. Percorrendo poi "Via delle Mura Ciclopide", ci si può immergere nella parte storica e visitare, così, tutti gli altri monumenti, e il borgo storico. In sostanza all'offerta storica, naturalistica ed economica del Parco degli Olivi, viene completata dall'offerta culturale e turistica di Venafro, e per questo motivo, il Parco diviene elemento strategico per valorizzare in termini turistici e culturali della città, e di tutta l'area della Piana di Venafro. 
Le origini della Cattedrale di Venafro possono riferirsi ai primi secoli del Cristianesimo e la sua particolare collocazione con molta probabilità coincide con l'originario sito. Posta all'esterno del nucleo medievale della città, non avrebbe alcun senso pensare che la chiesa sia stata in epoca successiva spostata nella sede attuale ma più logico è pensare che sia avvenuto uno spostamento del nucleo abitato oppure che i primi costruttori si siano posti il problema di trovare un luogo naturalmente protetto com'è il colle S. Leonardo e posto nelle vicinanze di quella che era una vera e propria cava a cielo aperto di materiale lapideo e cioè i resti del teatro romano. Fonte: Comune di Venafro Il Teatro Romano Testimonianza del livello di benessere raggiunto dalla città romana è la presenza di quelle che oggi chiamiamo infratstrutture per la collettività. A ridosso dell'ultimo decumano, tra la Cattedrale e il Convento di S. Francesco, a mezza costa troviamo i resti di un importante teatro con accanto l'odeon. Il teatro nella sua prima fase era costituito da una gradinata che poggiava direttamente sul pendio della montagna. La gradinata era conclusa in alto da un portico e tutto il teatro comprendeva una ima e media cavea. Il tutto era realizzato in opera reticolata con elementi calcarei di grandi dimensioni. Fonte: Comune di Venafro Approfondimenti: Beni Culturali del Molise Museo Archeologico di Venafro Situato nell’ex convento di Santa Chiara in Corso Garibaldi, il Museo Archeologico di Venafro vanta una lunga tradizione espositiva, il primo nucleo di reperti fu raccolto nel suo chiostro già nel 1931 ed oggi, dopo intensi lavori di riorganizzazione, si propone al pubblico notevolmente accresciuto a seguito delle campagne di scavi della seconda metà del ‘900 che hanno portato alla luce importanti testimonianze della colonia augustea sul cui tracciato è sorta la città moderna. Fonte ed Approfondimenti: Beni Culturali del Molise Il Castello Situato ai limiti nord-occidentali della Venafro romana, trae origine da una il primo nucleo era una fortificazione megalitica trasformata successivamente nel mastio quadrato longobardo. Tale trasformazione avvenne quando il conte Paldefrido vi pose la sua sede X secolo. Nel XIV secolo, al mastio quadrato, furono aggiunte tre torri circolari e la braga merlata. Trasformato completamente nel XV secolo dai Pandone, signori di Venafro era difeso su tre lati da un grande fossato alla cui realizzazione fu coinvolta l'intera popolazione. Il fossato non venne mai del tutto completato per via di una rivolta popolare che reclamava le cattive condizioni in cui era costretta a lavorare. Fonte: Comune di Venafro Il Verlascio Nella Roma imperiale, gli anfiteatri, sistemati ai limiti della città, a diretto contatto con il territorio da cui evidentemente veniva la maggior parte di spettatori, ospitavano i giochi gladiatorii. L’anfiteatro costituiva, così, uno degli elementi più importanti della città ed a Venafro è riconoscibile oggi, con assoluta sicurezza, in quel complesso che da molti secoli, viene chiamato “ Verlasce “. Dall’esame delle strutture attualmente esistenti, che sono il risultato di una sovrapposizione di corpi di fabbrica medioevali e seicenteschi all’originario impianto romano, si possono ricostruire la sua forma e le sue dimensioni. L’ellisse che costituiva il perimetro esterno aveva il diametro maggior e di circa 110 metri e quello minore di circa 85 metri. Fonte e approfondimenti: Comune di Venafro La Torricella Ponendosi di fronte alla montagna di Venafro volgendo lo sguardo ad ovest è possibile scorgere i ruderi di un’antica torre. Molte sono le leggende che si narrano su di essa e addirittura qualcuno dice che al suo interno è custodito il tesoro del diavolo. Per i venafrani è la “trcella” e svetta sul picco di una roccia calcarea. Probabilmente era capace di ospitare una guarnigione di soldati pronti ad avvistare il nemico ai valichi e nella valle o più semplicemente accoglieva al suo interno un gruppo di soldati che da quella posizione privilegiata potevano controllare i pascoli e i boschi. Da essa partiva il muro che probabilmente cingeva la città romana e tracce di questo sono visibili a valle. Esistente nel periodo romano non sappiamo quando è iniziato il suo abbandono. Fonte: Comune di Venafro | | |